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Otite esterna — quando persici e bottatrici devono aspettare ancora un po’

Otite esterna — quando persici e bottatrici devono aspettare ancora un po’

01.01.2019

Otite esterna — quando persici e bottatrici devono aspettare ancora un po’

Finalmente! A quasi 40 metri di profondità, persici e bottatrici attendono l’arrivo della primavera per tornare verso acque più calde e incontrare nuovamente le subacquee e i subacquei. Tutto sembra perfetto per una bella immersione.

Poi però arriva il dolore: bruciore, fitte e fastidio ad ogni movimento del padiglione auricolare. La voglia di immergersi svanisce rapidamente. La diagnosi è ben nota nel mondo della subacquea: l’otite esterna.

Quando l’acqua diventa un problema

Pochi problemi alle orecchie sono così frequenti tra i subacquei quanto l’otite esterna. Si stima che circa la metà delle subacquee e dei subacquei ne soffra almeno una volta nella vita. Sono particolarmente a rischio coloro che si immergono molto frequentemente, ad esempio durante safari subacquei o vacanze intensive dedicate alle immersioni.

Il condotto uditivo esterno collega il padiglione auricolare al timpano. Il contatto ripetuto con l’acqua ammorbidisce la pelle, altera il suo naturale film protettivo e crea condizioni ideali per la proliferazione dei microrganismi. I batteri Pseudomonas aeruginosa e Staphylococcus aureus sono i responsabili più comuni, mentre i funghi rappresentano una causa meno frequente.

Sintomi tipici

L’otite esterna si manifesta spesso con:

  • Dolore pungente o lancinante nella zona dell’orecchio
  • Dolore quando si tocca o si tira il padiglione auricolare
  • Sensazione di pressione o riduzione dell’udito
  • Sensazione di umidità o prurito nel condotto uditivo
  • Talvolta secrezioni provenienti dall’orecchio

Particolarmente caratteristico è il dolore provocato dalla pressione sul trago, la piccola sporgenza cartilaginea situata davanti all’ingresso del condotto uditivo.

Che cosa fare?

La misura più importante è sospendere temporaneamente le immersioni. Finché il condotto uditivo è infiammato, non dovrebbe essere esposto all’acqua.

Possono inoltre essere utili:

  • Gocce auricolari prescritte da un medico
  • Mantenere l’orecchio asciutto
  • Evitare cotton fioc, dita o altre manipolazioni
  • Limitare ulteriori irritazioni e l’esposizione all’umidità

Che cosa dice la ricerca?

Uno studio condotto su 162 subacquei militari ha evidenziato alcuni aspetti interessanti:

  • La frequenza e la durata delle immersioni rappresentano i principali fattori di rischio.
  • Temperatura dell’acqua, stagione e qualità dell’acqua sembrano avere un ruolo minore rispetto a quanto si pensasse.
  • I controlli preventivi delle orecchie non evitano necessariamente l’interruzione delle attività subacquee.
  • Solo una piccola parte dei partecipanti ha dovuto rinunciare a immersioni o interrompere il corso di formazione.

Prevenire è meglio che curare

I subacquei che si immergono regolarmente possono ridurre il rischio:

  • Sciacquando le orecchie con acqua pulita dopo ogni immersione
  • Asciugando accuratamente il condotto uditivo
  • Prevedendo occasionalmente mezze giornate o giornate di pausa durante vacanze subacquee prolungate
  • Valutando con un medico specializzato l’utilizzo preventivo di gocce auricolari

Che cosa non dovrebbe mancare nel bagaglio subacqueo?

Molti subacquei esperti portano sempre con sé un flacone di gocce auricolari. Durante viaggi e safari subacquei, dove la farmacia più vicina può trovarsi molto lontano, rappresenta quasi un elemento standard dell’attrezzatura.

Anche dei fazzoletti di carta e un’accurata asciugatura delle orecchie sono molto utili. I cotton fioc, invece, è meglio lasciarli a casa.

Una cosa è certa: con orecchie sane, l’incontro con persici e bottatrici è decisamente più piacevole.

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Info

Testo: Dr. med. Beat Staub – specialista FMH in medicina generale,
Diving Medicine Physician EDTC, staub@praxis-staub.ch

Riferimenti bibliografici disponibili presso l’autore, foto: archivio dell’autore.

Domande e risposte

Perché le subacquee e i subacquei soffrono più frequentemente di otite esterna?

Il contatto frequente con l’acqua ammorbidisce la pelle del condotto uditivo e altera il suo naturale strato protettivo. Batteri e funghi possono quindi insediarsi più facilmente e provocare un’infiammazione.

Posso immergermi con un’otite esterna?

No. Un’otite esterna deve essere completamente guarita prima di riprendere le immersioni. Dolore, gonfiore e difficoltà nella compensazione della pressione possono causare problemi sott’acqua.

Che cosa devo fare se avverto dolore all’orecchio dopo un’immersione?

In presenza di dolore persistente, prurito, riduzione dell’udito o secrezioni dall’orecchio, è consigliabile sospendere le immersioni e consultare uno specialista ORL. Se trattata tempestivamente, l’otite esterna guarisce generalmente in breve tempo.

I cotton fioc aiutano a eliminare l’acqua dall’orecchio?

No. I cotton fioc possono lesionare la delicata pelle del condotto uditivo e aumentare addirittura il rischio di infiammazione. Gli specialisti ne sconsigliano l’utilizzo.

Come posso prevenire un’otite esterna?

È consigliabile lasciare asciugare bene le orecchie dopo le immersioni, evitare manipolazioni inutili del condotto uditivo e, in caso di problemi ricorrenti, valutare l’uso di gocce auricolari preventive o una consulenza personalizzata con uno specialista ORL.

Perché l’orecchio fa male quando si tira il padiglione auricolare?

Il dolore provocato dalla trazione del padiglione auricolare o dalla pressione sul trago è considerato un segno tipico dell’otite esterna e spesso aiuta nella diagnosi.

L’acqua salata e le vacanze subacquee rappresentano un fattore di rischio?

Sì. Il rischio di sviluppare un’otite esterna aumenta sensibilmente quando si effettuano più immersioni al giorno per diversi giorni consecutivi.

NEREUS 2-2018

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